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Per Chi?
Come il Romanzo,anche questo spettacolo si presta ad essere fruito da un pubblico eterogeneo.
La costruzione scenica e dialettica ha considerato l’opportunità di poter offrire questo spettacolo oltre che ad un pubblico adulto, anche ai più giovani , alle scuole elementari,medie e superiori.
“Jonathan” è per tutti: per chi ha letto il libro in gioventù,per chi lo ha letto di recente,per chi non lo ha mai letto e conosciuto.
Quando?
Si andrà in scena dalla primavera 2009, per la stagione teatrale 2009/2010.
Sono già stati presi,in queste prime settimane dell’anno,contatti con Teatri liguri e nazionali che permetteranno alla Compagnia di far volare Jonathan per tutta la stagione.
Sono previste “Matinè” per gli istituti scolastici e le tradizionali “Soirèe” per il pubblico adulto.
Come?
Sotto forma di Commedia Musicale suddivisa in due atti.
L’ intera colonna sonora , comprese le parti cantate, sono state scritte appositamente per lo spettacolo.
Così come le musiche dedicate ai momenti di danza.
Non mancheranno momenti supportati dalla presenza di immagini video,anche queste create ad hoc.
Particolari i giochi di luce creati per “ fondersi” assieme alle scenografie.
Assieme a tutto questo si muovono sul palcoscenico otto attori,alcuni di questi anche cantanti e il corpo di ballo.
La stesura del copione e …:
La prima domanda che mi sono posto è stata: “Come possiamo portare a teatro quest’opera in maniera efficace e credibile senza stravolgerne il contenuto e la traccia narrativa?”
Allora , ispirandomi anche ad altre opere dell’ autore , ho deciso di raccontare la nascita del libro stesso; il momento in cui la “Ispirazione” fa capolino e induce chi scrive a brandire la penna e cominciare una nuova avventura.
Il pubblico percorrerà assieme allo scrittore (Richard) e alla Musa Ispiratrice (Moreene) la nascita del libro attraverso una sorta di sogno, di stato di apparente “viaggio” extra-corporeo.
Una narrazione fluida, alternata da dinamici scambi di battute tra i due personaggi principali (Richard e Moreene,appunto) e dai vari personaggi che danno vita al racconto( Jonathan,Sullivan,Fletcher,Ciang..per citarne alcuni).
Durante questo “volo” , alle parti recitatate si affiancheranno in perfetta formazione le parti cantate e danzate in un continuo crescendo che coinvolgerà direttamente anche il pubblico che verrà chiamato a “partecipare” a questa avventura.
In simbiosi con tutto questo, le scenografie e le luci.
Le scenografie sono supportate anche da immagini proiettate,ora su uno schermo ora sugli attori stessi.
La scenografa della Compagnia(Gemma Ciarlo,realizzatrice tra le altre delle scenografie per la “Turandot” al Regio di Torino),ha realizzato , oltre che le scenografie vere e proprie , le immagini animate,prima in bianco e nero sino a giungere ad un tripudio di colori nel finale,che verranno proiettate sullo schermo.
Le luci scandiscono , assieme alle musiche, i tempi scenici ( la realtà,il sogno,il volo…) “giocando” molto con i colori, ora tenui,ora accesi secondo l’ emotività del momento tetrale.
Tra le collaborazioni importanti ,oltre che alla già citata G.Ciarlo, vantiamo anche quelle di Roberto Pedicini ( esponente di spicco del doppiaggio italiano) e Giovanni Merlo (Premio Oscar alla fotografia per il film “Mediterraneo” di G.Savatores).
La trama ( accenni):
Richard Bach si trova a Los Angeles per impegni di lavoro.
Vive presso l’ aeroporto della città in una sorta di piccolo hangar adibito a loft.
Una sera, rientrando a “casa” con il Fleet ,il suo fedele monoelica, durante le fasi di atterraggio vede al di fuori del finestrino un gabbiano “particolare” che vola per qualche istante in formazione con lui.
Una volta atterrato e varcata la porta di “casa” si prepara per la notte,telefona a Leslie, sua moglie,e, stanco, si addormenta sul letto.
E qui , come in un sogno, appare in scena Moreene.
Quest’ultima , in qualità di “voce interiore” , musa ispiratrice , coscienza di Richard, aiuterà il nostro aviatore alla stesura del suo prossimo libro.
La visione del gabbiano di fianco al suo aereo sarà la scintilla che accenderà il fuoco dell’ispirazione in Richard che lo porterà a scrivere e soprattutto a vivere sul palco la vita del meglio conosciuto Gabbiano Jonathan Livingston .
I personaggi che si relazionano con Jonathan sono gli stessi del romanzo:
Il padre e la madre,
l’ anziano dello stormo che lo esilierà,
Sullivan,l’ amico fedele,
Ciang , il vecchio saggio e maestro,
Fletcher,il giovane fratello ritrovato,
Maynard,l’allievo diversamente abile.
Alcuni di questi personaggi,compresa Moreene, conclusosi il sogno, rientrano in scena personificando gli affetti più cari a Richard , in occasione del suo compleanno.
Moreene corrisponde a Leslie,sua moglie.
Il padre e la madre di Jonathan lo sono anche di Richard,
Sullivan diventa Russell,il suo consulente e amico,
Fletcher ,il fratello di Jonathan, lo è anche di Richard con il nome di Steven
E Mynard è Giuss,il cugino non vedente.
Approfondimenti: Il messaggio.
Correva l’ anno 1979 . Avevo all’incira 10 anni quando trovai nella biblioteca di casa il Romanzo di Richard Bach: Il Gabbiano Jonathan Livingston.
Dapprima lo sfogliai e la mia attenzione fu subito catturata dalle illustrazioni fotografiche in bianco e nero di Russel Munson.
“Russel Munson non è un fotografo;è un carpentiere mistico cosmico.Quello che crea con la sua macchina fotografica non sono fotografie,ma porte,ognuna delle quali ci invita a passare attraverso di essa diventando parte della scena vivente”
Questo è quanto disse l’autore del libro riferendosi a questo fotografo di aviazione.
E così ,attraverso queste “porte”, cominciai il mio primo “viaggio” seguendo la rotta tracciata dalle parole , dalla punteggiatura,dallo stile di questo romanzo.
Giunto al termine del viaggio, non dissi nulla,restai qualche istante immobile ,seduto (lo ricordo ancora vividamente) su bordo del mio letto in stile marinaro con gli inserti in ottone.
Chiusi il libro,lo girai ,fissai gli occhi sulla copertina e lo riaprii : dovevo fare un altro viaggio; questa volta procedendo più lentamente.
Come in qualsiasi viaggio,con un qualsivoglia mezzo di trasporto , più la velocità aumenta e più si perdono certi particolari del mondo che ci circonda.
All’età di 10 anni è difficile dare una interpretazione al sotto testo di un romanzo.
Ma immediato fu l’ amore che provai per l’ arte del volo.
O meglio;credo che la passione per il volo, se ce l’hai, sia incisa nell’anima sin dalla nascita;è un fattore quasi genetico.
Per cui credo che la lettura di questo romanzo abbia soltanto,come dire,fatto emergere da subito la mia passione latente,abbia fatto scattare il meccanismo,acceso l’interruttore.
Poi, tornando alla metafora del viaggio ,quando conosci bene la strada, con tutte le sue curve,i suoi rettilinei,i dossi,le salite e le discese , cominci a cercare le viuzze parallele,i sentieri nascosti,gli anfratti…
Lo stesso accade con un buon libro.
E nello specifico cominci a capire che il gabbiano Jonathan Livingston cerca la perfezione nel volo perché crede che il volo stesso abbia una sua insita bellezza. Non vuole più seguire la massa, rifiuta la vita dello stormo, non vuole volare solo alla ricerca di cibo, ma aspira ad un ideale diverso, ad un ideale di libertà, di spazi e cieli azzurri, di calore e luce, di soffio di vento e mare spumeggiante.
Comprendi che dal racconto emerge il desiderio di lottare e di distinguersi, di ottenere quello in cui si crede anche a costo di non essere compreso dalla propria famiglia e dai propri simili, di essere etichettato come scomodo e ribelle.
Atteggiamenti che potrebbero essere quelli di un uomo anticonformista, un uomo che cerca di raggiungere i propri traguardi, la propria forma di successo anche quando non rappresenta quanto la società si attende da lui.
E così Jonathan diventa il simbolo di chi ha il coraggio di seguire la propria legge interiore e non si lascia influenzare dai pregiudizi degli altri. E’ una metafora che riflette la condizione umana troppo spesso costretta in schemi e ruoli ingessati che non lascia spazio alla fantasia, alle aspirazioni e ai sogni.E’ forse un monito, un invito a non perdersi d’animo, a seguire la propria natura e a non smettere mai di osare.
Allora, trovata la chiave di lettura che spalancava le “porte”,ho voluto percorrere altri viaggi assieme all’autore: lessi e rilessi tutti i suoi libri il cui comune denominatore era la condivisa passione per il volo.
Da tutto questo,e altro ancora,è nata l’idea ,il progetto di rendere teatrale questo romanzo.
E’ rimasto per qualche tempo chiuso in un cassetto sotto forma di carta stampata ma sempre vivido nel cuore e nella mente,in attesa di….favorevoli condizioni di volo.
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